Can. 1739

Superiori, qui de recursu videt, licet, prout casus ferat, non solum decretum confirmare vel irritum declarare, sed etiam rescindere, revocare, vel, si id Superiori magis expedire videatur, emendare, subrogare, ei obrogare.

Al Superiore che giudica il ricorso è consentito, a seconda dei casi, non solo di confermare o dichiarare invalido il decreto, ma anche di rescinderlo, revocarlo, o, se ciò sembra al Superiore più opportuno, correggerlo, subrogarlo, obrogarlo. 1

Der Obere, der über die Beschwerde defindet, darf je nach Lage des Falles nicht nur ein Dekret bestätigen oder für nichtig erklären, sondern auch gänzlich aufheben, widerrufen oder, sofern dies dem Oberen zweckdientlicher scheint, verbessern, ersetzen oder teilweise aufheben.

«Il Collegio decide il ricorso a norma del Can. 1739 del CJC e del can. 1004 del CCEO»: art. 9 Regolamento dello Speciale Collegio Giudicante istituito per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, Segreteria di Stato, 12 maggio 2015.

Il Superiore gerarchico che ha ricevuto e trattato un ricorso gerarchico ha le seguenti opzioni nel momento in cui è chiamato a definire il ricorso gerarchico, ossia a rispondervi:
1. «decretum confirmare». Si può trattare sia della confirmatio in forma communi sia della confirmatio in forma specifica. Non è facile dire di quale conferma si tratta nel caso del Superiore gerarchico che definisce un ricorso gerarchico. La distinzione assume rilevanza assume nel contesto della riparazione dei danni (ciascuna autorità risponde dei danni conseguenti ad un atto illegittimo per la parte di re­sponsabilità che ha avuto nella emanazione dell’atto) e nel contesto della determinazione delle parti nel processo con­tenzioso amministrativo presso la Segnatura Apostolica. La distinzione può avvalersi di tre principi: il Superiore a) se lo ritiene pare che possa confermare in forma specifica l’atto impugnato con ricorso gerarchico, esaminando a fondo tutti i profili dell’atto impugnato (legittimità e merito); b) può limitarsi ai soli profili di legittimità e, pertanto, la con­ferma (se il Superiore abbia voluto così determinare il suo atto) non potrà dirsi in forma specifica; c) può limitarsi ai soli profili di legittimità e/o di merito enu­merati nel ricorso quali vizi dell’atto impugnato: anche in questo caso la conferma pare debba considerarsi in forma comune.

2. «decretum […] irritum declarare». La dichiarazione di invalidità consegue, naturalmente, alla rilevazione di un motivo di nullità nell’atto impugnato (cf cann. 10 e 124).
3. «decretum […] rescindere». La rescissione dell’atto amministrativo valido consegue a una delle cause recensite nel diritto (cf, per esempio, can. 125 § 2).
4. «decretum […] revocare». La revocazione è il provvedimento tramite il quale il Su­periore gerarchico pone nel nulla ex nunc l’atto ammini­strativo impugnato.
5. «decretum […] emendare». L’emendazione dell’atto impugnato è la categoria che si può ritenere riassuntiva di tutti i provvedimenti che, senza togliere di mezzo l’atto, introducono delle modificazioni.
6. «decretum […] subrogare». La surrogazione di un decreto significa pro­priamente l’aggiunta di una decisione alla precedente, im­pugnata con ricorso gerarchico.
7. «decretum […] obrogare». La obrogazione (non abrogazione) di un decreto significa propriamente la abrogazione di parte di una decisione precedente attraverso l’introduzione di una nuova decisione.
8. “recursum reicere”. Comunemente si ritiene che rigettare il ricorso gerarchico comporti che il Superiore gerarchico abbia confermato il decreto impugnato. Poiché il ricorso gerarchico non riguarda solo vizi dell’atto impugnato, ma anche il merito, e poiché il ricorso gerarchico è sempre determinato o delimitato dai motivi addotti, il rigetto del ricorso non può comportare automaticamente il sigillo di conferma dell’atto impugnato da parte del Superiore gerarchico.
9. “decretum complere”. La forma più comune di completamento attiene alle moti­vazioni che, pur esistendo realmente già nel procedimento che aveva condotto all’atto impugnato, non erano però espresse in forma e quantità necessaria e sufficiente nell’atto impugnato e il Superiore gerarchico integra nella decisione che egli emana a conclusione del ricorso gerarchico.
10. “decreto derogare”. La derogazione di un decreto si ha quando il Superiore gerarchico in parte conferma e in parte no l’atto impugnato con il ricorso gerarchico.
11. “decisionem mutare”. Non è raro il caso in cui il dicastero muti del tutto il decreto, sostituendolo con una decisione propria del tutto di­versa: dalla dimissione di un religioso dall’istituto all’e­sclaustrazione imposta; dalla rimozione (probabilmente illegittima) del vicario giudiziale alla sospensione del medesimo dall’ufficio finché l’autorità competente non intervenga.
12. “de damnis statuere”. Qualora siano stati richiesti, il Superiore gerarchico può stabilire la riparazione dei danni conseguenti all’atto impugnato.
13. il silenzio o inerzia: Anche se, a rigore, non è una facoltà del Superiore gerar­chico, di fatto è non rarissimamente un’opzione che il Supe­riore gerarchico mette in atto: il silenzio o inerzia. Il signi­ficato del silenzio è aperto dal can. 57 § 2.

In conclusione, pare che in realtà l’elencazione del can. 1739 (e anche il suo ampliamento) non significhi altro che «[i]l potere decisorio del superiore gerarchico è vastissimo: può tutto quanto può l’autorità che ha emanato il decreto impugnato»; «può andare oltre i limiti della petizione fatta dal ricorrente»; «il ricorso è soltanto un’occasione per la decisione».

Leggi tutto

D’Auria, A., «”Causa petendi” e “reformatio in peius”. Alcune considerazioni sul can. 1739», in Periodica de re canonica 96 (2007) 249-284.

Fürnkranz, J., Effizienz der Verwaltung und Rechtsschutz im Verfahren. Can. 1739 in der Dynamik der hierarchischen Beschwerde, Paderborn 2014, pp. 406.

Fürnkranz, J., «Die Entscheidungsfindung nach Can. 1739; einige prozessrechtliche Anmerkungen», in Periodica de re canonica 105 (2016) 135-154.

Zamora-García, Fr.J., «Resolución del recurso hierárquico», in Anuario de derecho canónico 6 (2017) 15-48.

Communicationes 2 (1970) 191-194; 4 (1972) 35-38; 5 (1973) 235-243; 8 (1976) 184.199; 9 (1977) 72; 16 (1984) 79-89; 41 (2009) 175-176; 353.444; 42 (2010) 69-142; 381-436; 43 (2011) 209-257; 439-467.

Giurisprudenza pubblicata:

Segnatura Apostolica, sentenza definitiva, 30 aprile 2005, coram Cacciavillan, prot. n. 34723/03 CA, in J. Fürnkranz, Effizienz der Verwaltung und Rechtsschutz, cit., pp. 351-366.

Notes:

  1.  La traduzione italiana UELCI 1984 anziché obrogare traduce abrogare. Nel medesimo errore cadono numerose traduzioni e commentatori.
    Sulla differenza tra obrogare e abrogare cf G.P. Montini, Il diritto canonico dalla A alla Z. A. Abrogazione derogazione obrogazione surrogazione, in QDE 5 (1992) 245-258.